Si chiama Kaimano, con la “K” come kart, il primo telaio costruito dalla Tecnokart nel 1962. L’azienda di Bologna, che tutti chiamano più semplicemente Tecno (da non confondere con la Tecno di Torino che nascerà dieci anni dopo) è destinata a lasciare un’impronta molto profonda nel mondo del karting. Vincerà infatti tre campionati del mondo nel triennio 1964-’66 (due con Guido Sala e uno con Susanna Raganelli), poi comincerà a costruire auto da corsa: Formula 3, Formula 2 e anche una Formula 1, che scenderà in pista all’inizio degli anni Settanta. Una curiosità: il disegno del caimano che compare sui depliant del primo kart rimarrà il simbolo della Tecno anche quando l’azienda bolognese comincerà a costruire monoposto.
Le misure fondamentali del Kaimano sono le seguenti: passo 1085 mm, carreggiata anteriore 805 mm, carreggiata posteriore di 820 mm. Il peso, dichiarato dalla Casa, è di 32 chili. Il telaio può montare uno o due motori, per cui può essere utilizzato sia nella Classe 100, sia nella Classe 200 bimotore.
Come architettura generale il Kaimano è vagamente ispirato al Go Kart 800, però vanta alcune soluzioni molto raffinate che lo differenziano dal telaio americano. L’avantreno, come su tutti i kart dell’epoca, è costituito da un unico tubo sagomato con i perni dei fuselli a sbalzo. I tecnici bolognesi però anno aggiunto due piccoli ammortizzatori tra i perni e i longheroni per assorbire gli urti a cui sono sottoposte le ruote anteriori e impedire che le sollecitazioni si scarichino direttamente sulla struttura. Questo gli ha consentito di realizzare un avantreno molto elastico, che si adatta alle asperità della strada, senza correre il rischio che gli urti più violenti possano deformare il tubo anteriore.
Il sedile è costituito da uno “scafo” in materiale plastico che va ad alloggiarsi all’interno dei longheroni, che sono ampiamente incurvati nella zona centrale. Le piastre motore non sono saldate, ma sono imbullonate al telaio per trasmettere, anche in questo caso, minori sollecitazioni alla struttura. I motori dell’epoca infatti vibrano parecchio e le vibrazioni possono causare la rottura delle saldature del telaio. Il freno a disco montato sull’assale posteriore è idraulico. La Tecno ha realizzato una pinza che raggruppa in un corpo unico la pompa e la pinza vera e propria. Questa soluzione però verrà abbandonata sui successivi telai della Tecno perché la lunga asta di comando, che va dal pedale alla pompa, quando il telaio flette per effetto delle sollecitazioni provoca un “pompaggio” indesiderato sull’impianto frenante.