Il Komet K 29 è il motore che nel biennio 1981-’82 ha dominato la scena internazionale in Formula K (la categoria con propulsori 135 creata dalla CIK all’inizio degli anni 80). Prodotto in Italia dal Gruppo Iame, è derivato dal motore K 299 destinato al mercato americano. Esteticamente è caratterizzato dalla forma della testata, con le alette parallele dal profilo leggermente concavo, simile a quella del Komet K 77 per la classe 100 prodotto negli anni 70.
Il K29 è un motore praticamente “quadro”, con un alesaggio nominale di 55 mm (55,4 mm al limite di cilindrata), e una corsa è di 56 mm.
L’architettura meccanica è assolutamente convenzionale per un motore da kart degli anni 80, con ammissione a valvola rotante e raffreddamento ad aria.
Il cilindro, in lega di alluminio con la canna riportata in ghisa, ha due travasi sdoppiati. In pratica i due travasi provenienti dal carter immettono la miscela fresca all’interno del cilindro attraverso quattro luci (come si vede chiaramente dal disegno dello sviluppo della canna). La testata, sempre in alluminio, ha la camera di scoppio emisferica. L’alimentazione, nella configurazione standard, è affidata a un carburatore a depressione Tillotson a doppia membrana. Sulla scheda di omologazione è indicato un diametro, per il sistema di alimentazione, compreso tra 24 e 35 mm.
Il Komet K29 ha vinto due campionati del mondo (1981 e ’82) e ha conquistato numerose vittorie in Formula K e nella Intercontinentale B (la formula “pesante” varata dalla CIK negli anni 80 che utilizzava i motori 135). Nel 1983 è stato sostituito dal K30.